UFFICIO DI SCOLLOCAMENTO – Una proposta per ricominciare a vivere

Categoria: IMDL - ANGOLO DEI LIBRI

Una proposta per ricominciare a vivere

Tra qualche tempo, quando saremo stati tutti costretti a scollocarci a causa del crollo dei presupposti su cui è basata la nostra società, qualcuno ripenserà a oggi con qualche rimpianto. Potevamo cambiare, prima di essere cambiati. Ma forse sarà tardi per dolersene…

È una notizia, non una provocazione: il primo Ufficio di scollocamento è nato all’inizio del 2012 da un’idea elementare degli autori di questo libro. Il lavoratore infelice e frustrato, che si sente un estraneo in gabbia, è anche poco produttivo. Aiutarlo a scollocarsi è un vantaggio per la collettività e un’occasione per la persona.
Non è un discorso da salotto, è un tema politico. Gli autori si rivolgono ai sindacati, alla classe dirigente, alle associazioni degli imprenditori, a chi oggi dibatte sull’articolo 18, per dire una cosa semplice: lavorare e basta, produrre e basta, crescere e basta, a qualunque costo, è distruttivo. Cambiare rotta è indispensabile e urgente. L’ufficio di scollocamento è un’iniziativa pensata per generare benessere e per ricominciare a vivere.
Se vogliamo cambiare il mondo, infatti, bisogna cominciare da noi stessi. E il primo passo è riconquistare la libertà e il diritto a vivere una vita che abbia senso. Il lavoro, quando coincide con le aspirazioni e i sogni delle persone, è un grande mezzo di libertà ed emancipazione. Ma quando, come nella gran parte dei casi, si lavora per “sopravvivere”, per “la pagnotta”, anziché per realizzare noi stessi, possiamo affermare che il lavoro in quanto tale sia uno strumento di libertà?

«Quando ho deciso di lasciare il mio solido lavoro d’ufficio per fare lo skipper, la gente pensava che fossi impazzito», spiega Simone Perotti, autore con Paolo Ermani del saggio Ufficio di scollocamento. «E anche a me sembrava di buttare via 20 anni di esperienza professionale per fare un salto nel buio. E, invece, mi sono reso conto che è possibile cambiare vita e mantenersi con lavori temporanei e stagionali. Per me ha funzionato e non solo per me».
Nel frattempo è arrivata la crisi e la gente è sempre più spesso costretta a reinventarsi dalla mattina alla sera, suo malgrado. Così Perotti lancia la provocazione: “Ora ci vorrebbe un ufficio di scollocamento”. La battuta viene presa molto sul serio da un gruppo di persone che aprono il primo ufficio di “scollocamento”, per preparare la gente a “rifondare la propria esistenza”, a partire dal lavoro. «Oggi ce ne sono quattro, in varie zone d’Italia. Qui  si organizzano weekend di orientamento in cui vengono poste le basi per rifondare la propria vita”. Ma come si fa a “scollocarsi?»

1. Prendere coscienza della situazione. Le persone spesso non si rendono conto che la società è cambiata per sempre, l’accesso al lavoro è negato e probabilmente non avremo la pensione. Così, benché la nave stia affondando, c’è ancora gente che si affanna per salirci.

2. Muoversi in tempo. Non bisogna aspattare che la situazione degeri, ma prendere in mano la propria vita e smettere di lamentarsi o invocare l’aiuto degli altri. Si può cambiare da soli e già da domani.

3. Consumare poco e spendere meno. Qui si tratta di rifondare la propria vita e non, semplicemente, di risparmiare facendo la stessa vita. Per farlo si può:
– Vivere in luoghi dove le case costano meno, fuori dai grandi centri, oppure coabitare.
– Vivere diversamente la mobilità: muoversi meno e in modo più economico. Sfruttare il car-sharing, il treno, andare a piedi…
– Autoprodurre energia e cibo, coltivando il proprio orto, per esempio
“Ma prima di tutto – conclude Perotti – è necessario scoprire il proprio sogno. Perché altrimenti ci si libera dal lavoro, per essere liberi di fare cosa?”.

(Ufficio di scollocamento di Simone Perotti e Paolo Ermani, Chiarelettere, collana Reverse, 2012, pp. 144).

I commenti sono disabilitati.

WIDGETS NEEDED!

Go ahead and add some widgets here! Admin > Appearance > Widgets

UA-1135640-30