COME AFFRONTARE IL COLLOQUIO DI LAVORO!

Categoria: IMDL - CONSIGLI E INFO

La risposta ideale è – ovviamente – essere il più naturali possibile.
Ma può essere utile dare un’occhiata ad alcune domande tipo. E alle
risposte che il selezionatore si aspetta da voi…

Il colloquio di selezione è il banco di prova in cui si decide l’assunzione
del candidato. Le domande del selezionatore sono volte a valutare le competenze
specifiche del candidato, il suo carattere e le sue capacità interpersonali,
nonché le sue motivazioni ed aspettative professionali. Per superare
con successo il colloquio e’ fondamentale non farsi cogliere di sorpresa e
non improvvisare, ma prepararsi in anticipo a rispondere, cercando di capire
cosa ogni domanda vuole esattamente scoprire. Alcune delle domande più frequenti
possono nascondere qualche insidia: prepariamoci ad affrontarle.

Che tipo di lavoro sta cercando?/ Qual è il suo lavoro ideale?

L’attività cercata dal candidato può non corrispondere esattamente
a quella richiesta dall’azienda; la posizione offerta può non soddisfare
le aspettative del candidato. L’azienda non vuole un dipendente insoddisfatto
e, quindi, demotivato. Il candidato dovrebbe fare capire che, nonostante il
fatto che le esperienze precedenti possano essere state diverse, egli possiede
la flessibilità necessaria per adeguarsi al nuovo lavoro.

Che esperienze ha maturato in questa attività? / Vedo che lei
non ha maturato alcuna esperienza in questo settore.

Il selezionatore teme che il candidato non abbia le competenze necessarie
per svolgere l’attività richiesta. È necessario dimostrare che
le proprie capacità siano trasversali, quindi trasferibili da una posizione
e da un settore a un altro.

Perché e come è finito il suo precedente rapporto lavorativo?

Il selezionatore vuole sapere se il candidato abbia lasciato di propria
volontà il lavoro precedente o sia stato licenziato; il selezionatore
teme che il candidato abbia causato problemi nell’azienda in cui lavorava precedentemente,
sia sul lato del rendimento, sia sul lato dei rapporti interpersonali. Evitare
dunque sempre di dire di avere lasciato il lavoro a causa di incomprensioni
con i superiori o con i colleghi, ed evitare di lamentarsi della propria esperienza
lavorativa. Cercare, al contrario, di esprimere apprezzamenti sull’azienda
precedente e sui propri superiori. Spiegare che le ragioni del cambiamento
di lavoro derivano dalla ricerca di una maggiore gratificazione professionale,
attraverso un’attività che permetta di sfruttare al massimo le proprie
conoscenze e potenzialità.

Non pensa che la posizione offerta non sia adeguata alle sue qualifiche
ed esperienze? /Dove si vede tra tre (dieci) anni?

Il selezionatore teme che il candidato, una volta assunto, non si accontenti
della posizione ricoperta e cerchi di ottenere posizioni più elevate
con scalate selvagge nelle gerarchie aziendali, turbando gli equilibri all’interno
dell’azienda. Il candidato dovrebbe dunque rassicurare il selezionatore garantendo
che la posizione offerta è in grado di soddisfare pienamente le proprie
aspettative e ambizioni.

Quali sono i suoi punti di forza e quali le sue debolezze/ Quali sono
gli aggettivi che la descrivono meglio?

Le qualità che andrebbero elencate sono quelle che pensiamo possano
corrispondere alle caratteristiche del candidato ideale cercato, evitando comunque
di strafare e di mostrarsi i “primi della classe”. I propri limiti
vanno dichiarati, ma sottolineando contemporaneamente la propria capacità e
volontà di superarli. È opportuno evitare di confessare i difetti
che nell’ambito lavorativo potrebbero risultare particolarmente gravi (es:
sono molto disordinato, mi offendo facilmente, mi scordo sempre tutto).

Ha avuto problemi di salute?

Il selezionatore teme di assumere un futuro assenteista.

Perché è rimasto inattivo durante un periodo di tempo
significativo?

Un periodo di inattività può volere significare scarsa voglia
di lavorare. È dunque opportuno spiegare sempre dettagliatamente i motivi
che hanno determinato un periodo di inattività. E’ inoltre utile mostrare
che i momenti di “pausa” sono stati utilizzati per dedicarsi comunque
ad attività utili per il proprio futuro professionale (es: corsi di
lingua, di informatica, volontariato).

Fonte: home.tiscali.monster.it

Redazione – Il Mercato del Lavoro

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